Codice Etico 2017

Codice Etico 2017.pdf

 

Premessa

Il Codice Etico contiene riferimenti e principi guida che devono orientare le condotte attese, in continuità e coerenza con la finalità e lo stile educativo del Vomere.

Con il Codice Etico si intende stimolare comportamenti e processi virtuosi per coniugare al meglio la strategia della Cooperativa con le aspettative e gli interessi di tutti coloro che si riconoscono in essa e nei principi che rappresenta.

 

Alle radici del codice etico

Nel 1983, grazie alla passione e alla dedizione di un gruppo di volontari, guidati da Gian Battista Betturini e Emilia Bini che saranno i primi due presidenti della storia della Cooperativa, nasce a Travagliato la Cooperativa “Il Vomere”. L’atto di nascita è il risultato di anni di rapporti e di contatti con persone disabili nella comunità travagliatese. Nel paziente rapporto con le loro famiglie, nel tentativo di fornire un aiuto concreto. Si avvertiva l’esigenza di rispondere a mille problemi; si percepiva lo stato di sostanziale abbandono, di solitudine e di emarginazione che molte famiglie con i loro cari subivano per la situazione di disabilità. Ma ancor di più si recepiva che la questione del lavoro era di fondamentale importanza. Così venne dato il via ad un laboratorio di stiratura di calze da donna.  Sono circa una decina le persone disabili coinvolte in quell’inizio di attività del Vomere. Da questa prima esperienza scaturisce la necessità di avere a disposizione una nuova sede, moderna e funzionale.

Da questo spirito, da queste intenzioni nasce l’impegno e la dedizione che la Cooperativa il Vomere ha cercato di profondere in tutti questi anni di lavoro e che si possono sintetizzare in questi principi etici di riferimento:

  • La centralità dell’individualità che viene prima della disabilità. Quest’idea è ben sintetizzata nell’aforisma: “che lottano per diventare non normali ma sé stessi …” di G. Pontiggia e che è stata spesso titolo delle varie iniziative pubbliche o meno che abbiamo realizzato in questi anni. Ma ancora più specificatamente abbiamo spesso discusso della necessità di considerare, coloro che sono detti disabili, individui a tutto tondo, che cercano di costituirsi in termini personali e sociali. Che si sforzano di immaginarsi un futuro esplicando delle scelte, di pensare alla costruzione di giuste speranze, di causare in buona sostanza degli scopi non solo avulsi da ogni prospettiva sia interpersonale o intelligibili in forma esclusivamente patologica, ma che possono essere orientati da criteri razionali e etici. Ma per fare ciò non solo devono cambiare loro, adattarsi, ma dobbiamo tutti noi, loro interlocutori, scrutarli, interpretarli, vederli anche sotto un’altra luce. Lo stesso cambio di paradigma è dovuto soprattutto a noi. È vivo in loro quello che il filosofo Umberto Galimberti chiama linguaggio simbolico e che precede la nostra razionalità. Pensiamo che i nostri possano crescere soprattutto riconoscendo e coltivando questo sentimento interiore di sé, nucleo più vero e profondo della nostra anima che ancor prima di essere investita da significati religiosi e morali, era detta dai greci come fondamento di verità. A questa dobbiamo parlare, questa come educatori, volontari e genitori dobbiamo curare.
  1. Le fonti del nostro lavoro di cura saranno allora l’educazione, intesa sia come forma di sostegno e nascita sociale di un individuo in crescita, sia in quanto modalità di apprendimento. L’animazione e la teatralità intesa come forma di relazione e rapporto non contornabile solo all’interno di una prospettiva normativa, ma anche come gioco, scoperta di un ruolo altro da quello interpretato dalle convenzioni, come relazione tesa al superamento delle difficoltà e delle chiusure. L’assistenza intesa come cura del corpo, dell’abbigliamento, dei modi sociali di relazionarsi e di valorizzarsi. L’assistenza come sostegno verso coloro che da soli non riescono ad auto-attivarsi e che vuole essere forma di rispetto e di emancipazione personale dalla condizione di disabilità. La socializzazione che trova espressione concreta attraverso la partecipazione e la Questi evidenziano elementi di socializzazione non-passivi ma costitutivi, aperti verso la raccolta delle prerogative più vere che gli utenti esprimono di sé stessi.
  2. Il CDD come luogo di espressione, ma insieme anche ponte oltre le sue stesse mura. Questo ponte collega non solo a divertimenti, gite e altri momenti di maggiore spessore ludico o ricreativo, ma è da intendersi come specifico momento di aggregazione sociale tramite la prospettiva del lavoro. Con il termine lavoro non si intende certamente della sua forma storicamente determinata nel lavoro salariato eterodiretto o autonomo, ma semmai di un agire finalizzato riconosciuto socialmente inteso a causare delle modificazioni anche indirette sul mondo naturale o ad intraprendere un contributo sociale rispetto all’assistenza, la cura, di altri individui. In entrambi i casi e se sganciati dalla forma storica della mera produttività e se sostenuti, i nostri utenti sono stati in grado di aver restituite concretamente delle risposte alle loro domande esistenziali passando, seppur non in modo definitivo da atteggiamenti insensati e sintomo anche di insoddisfazione a comportamenti appropriati e di importanza personale e sociale.
  3. Come tutti i giovani, anche i nostri utenti cercano di realizzarsi oltre il contesto famigliare. Le persone che ogni giorno vengono al centro sentono una necessità di sentirsi adulti, di viversi come soggetti cresciuti e non solo come bambini. Ma ancor di più e oltre, tutto ciò è un diritto che non possiamo negare per nessun essere umano e che siamo chiamati a sostenere.
  4. È necessario così tenere aperti spazi di vita comunitaria, fra genitori, fra genitori e centro. Perché l’aiuto reciproco, lo scambio fra genitori che vivono esperienze di vita comuni può offrire quel supporto umano e relazionale rispetto ad una prova quotidiana che non è certo sempre facile a sostenersi solo individualmente. Ma pensiamo che lo spazio di questo incontro non debba sempre essere attorno alla vita quotidiana del centro. Oltre a stabilire utili momenti di condivisione e di relazione è necessario che il centro sia luogo (ci auguriamo non il solo ovviamente) in cui i nostri utenti possano vivere la loro ADULTITA’ oltre la famiglia, che possano sentirsi grandi oltre l’apporto dei genitori. Così è giusto che alcuni momenti simbolici possano essere passati senza la presenza dei genitori.
  5. I genitori degli utenti accolti nel CDD Il Vomere, non sono solo contraenti diretti, ma attori sociali e politici attivi che hanno pieno diritto a partecipare alla vita costitutiva del Vomere. Una rappresentanza dei genitori è socia della cooperativa, socio persona giuridica è la stessa associazione dei genitori.
  • Il CDD partendo da questi presupposti può così divenire un attore sociale che non convoglia passivamente solo valore economico e attenzioni per altro dovute, ma restituisce attraverso la sua presenza sul territorio, azioni solidali, culturali, relazionali che vanno ad incrementare quel “capitale sociale” fortemente dissipato dai nostri territori e di cui invece ogni realtà locale ritiene, con diverse modalità di dover preservare in un contesto come quello attuale.

 

Viene ricercata,  in  un’ottica  di  flessibilità  nella  gestione  delle  risorse  umane,  la  massima conciliabilità tra gli obiettivi e le esigenze del Vomere e le necessità personali e familiari dei dipendenti.

Il Vomere, ritiene che il dialogo, la condivisione costruttiva con i propri dipendenti sia alla base di relazioni  che  generano  fiducia.  Promuove pertanto il ruolo strategico  della comunicazione interna per consentire alle persone di partecipare al meglio e più consapevolmente alla vita della Cooperativa.

Tutto ciò deve essere inteso anche nel rispetto dei ruoli, delle responsabilità e delle competenze che sono a capo dell’organizzazione.

Tale comunicazione è improntata a criteri di correttezza, completezza, semplicità e trasparenza. Non è tollerata alcuna forma di discriminazione e vessazione.

  

Relazione del personale dipendente con l’utenza

L’impegno del personale è di:

  • Accompagnare l’utenza nei differenti momenti  della  giornata,  interni  ed  esterni, in  modo che gli utenti non vengano lasciati a sé stessi;
  • Promuovere interventi educativi/assistenziali sulla base  di  una  valutazione  di  autonomia reale al fine di promuovere/mantenere la stessa;
  • Progettare gli  interventi  in  modo  integrato  (essere  a  conoscenza  della  progettazione riguardante  tutti  gli  utenti  e  realizzarla,  cercare  di  sfruttare  le  possibilità  offerte  dal territorio);
  • Fissare obbiettivi commisurati al contesto sociale in cui è immerso l’utente;
  • Costruire stimoli adatti all’utenza;
  • Svolgere compiti educativi/assistenziali in ogni momento dell’apertura del Servizio;
  • Essere punti di riferimento per gli utenti;
  • Mettere a  disposizione  degli  altri interlocutori  il  proprio  lavoro  attraverso  la  compilazione puntuale della documentazione richiesta;
  • Collaborare col coordinamento nella relazione con la famiglia e l’utente di riferimento;
  • Collaborare costruttivamente  con  le  figure  specialistiche interne ed esterne
  • Rispettare i tempi dell’utente

 

In particolare nelle modalità relazionali con l’utenza si specifica l’impegno a:

  • Manifestare rispetto per gli utenti per ogni loro caratteristica patologica e personale;
  • Mantenere atteggiamenti di autocontrollo e di competenza emotiva adeguata;
  • Valorizzare il  raggiungimento  di  obiettivi  da  parte  dell’utenza  gratificando  ed  esprimendo apprezzamento;
  • Criticare in  maniera  costruttiva  e  con  abilità  valutativa  della  tolleranza  alla  frustrazione quando l’azione educativa ne trae beneficio;
  • Rapportarsi con  ogni  utente  in modo  tale  da  costruire  relazioni  sane,  basate  sul rispetto, sulla  valorizzazione  delle  abilità  relazionali,  emotive  ed  empatiche  del  singolo,  sulla stimolazione  ad  utilizzare  le  suddette  abilità  evitando  di  creare  situazioni  di  eccessiva dipendenza dall’educatore;
  • Usare un linguaggio funzionale e congruo alle possibilità di comprensione dell’utente;
  • Esprimere il  motivo  del  richiamo  e  spiegare  la  modalità  di  un  corretto  affrontare  la questione in oggetto;
  • Riconoscere i propri giudizi e pregiudizi e sapersene avvalere a fini educativi;
  • Conoscere e saper leggere il contesto familiare dell’utente;
  • Confrontarsi con le aspettative e le richieste di : utenza, famiglie, rete;
  • Stabilire e gestire la contrattualità con l’utente;

 

Relazione con la famiglia, l’impegno è:

  • Manifestare rispetto per le persone in ogni loro caratteristica;
  • Usare un linguaggio consono;
  • Mantenere autocontrollo e gestione emotiva adeguata;
  • Leggere le dinamiche legate al vissuto famigliare,
  • Colloquiare con le famiglie in modo adeguato, ricordandosi dell’accoglienza e del sollievo;
  • Utilizzare chiarezza e serenità nei rapporti con le famiglie, anche a garanzia di efficacia dell’azione educativa.
  • Saper spiegare  le  motivazioni  delle  scelte  non  accettate  dai  famigliari  senza  perdere l’onestà nei confronti dell’utente, del familiare e di sé stessi;
  • Aiutare a far emergere e confrontarsi con aspettative e richieste in modo realista;
  • Rispetto alle attività di progettazione educativa/assistenziale il personale dipendente

 

si impegna a:

  • Gestire le attività dalla progettazione alla verifica;
  • Individuare i problemi e proporre strade efficaci per la risoluzione;
  • Condurre tutte le attività (sia quelle abituali sia quelle occasionalmente dirette);
  • Coordinare il funzionamento delle attività di cui si è responsabili;
  • Costruire e realizzare PEI/PAI leggibili, praticabili e integrati con le attività;
  • Gestire progettualmente le aspettative degli utenti, delle famiglie, della rete;

 

Rispetto alla propria professionalità il personale dipendente si impegna a:

  • Partecipare attivamente a corsi di formazione e aggiornamento scelti in concertazione con la direzione e il coordinamento;
  • Condividere le esperienze formative con l’équipe;
  • Apprendere, conoscere  e  applicare  tecniche  o  metodologie  facenti  parte  del  sistema  di gestione del servizio;
  • Coinvolgere adeguatamente  gli  altri  (ad    famigliari,  figure  istituzionali…)  nelle  azioni educative;
  • Sottoporre a critica il proprio operato;
  • Immettere nel lavoro comune le proprie abilità specifiche;
  • Rendere operativo il lavoro progettato dai colleghi e dall’équipe;

 

Al  fine  di  costruire  un  ambiente  lavorativo  sereno  per  tutti,  il  personale  dipendente, rispetto ai colleghi, si impegna a:

  • Manifestare rispetto per le persone in ogni loro caratteristica;
  • Usare un linguaggio consono, saper nominare in modo corretto anche rispetto alle diverse professionalità;
  • Mantenere atteggiamenti di autocontrollo e di competenza emotiva adeguate;
  • Manifestare rispetto  e  valorizzare  le  competenze,  il  ruolo  e le funzioni rivestite  dagli  altri operatori;
  • Accogliere le  decisioni  prese  ed  i  comportamenti  agiti  dai  colleghi  a  livello  educativo  ed organizzativo;
  • Applicare responsabilmente le regole del servizio;
  • Utilizzare le sedi e i momenti adeguati per scambi e confronti evitando scambi e confronti alla presenza degli utenti;
  • Condividere modalità deleganti, conduttive, collaboranti compatibilmente con gli obbiettivi;
  • Utilizzare modalità di confronto e critica costruttive dimostrando disponibilità;
  • Analizzare i problemi proponendo soluzioni adeguate;
  • Accogliere, quando possibile, le esigenze dei colleghi anche quando costano in termini di lavoro e/o fatica aggiuntivi;

 

Rispetto ad altri ruoli e rispetto al tessuto sociale si specifica l’impegno a:

  • Manifestare rispetto per la persona in ogni sua caratteristica;
  • Usare un linguaggio consono;
  • Mantenere un livello adeguato di autocontrollo e di competenza emotiva;
  • Manifestare rispetto per: le competenze, il ruolo, le funzioni rivestite da ciascuno;
  • Fare chiarezza rispetto alle proprie competenze e mansioni;
  • Chiedere e collocare le competenze altrui;
  • Individuare , creare e facilitare possibilità d’integrazione;
  • Capacità di individuare strategie per evitare rischi d’istituzionalizzazione (cioè limitare il più
  • Possibile la dipendenza dal Servizio, favorendo l’autonomia);
  • Direzionare la capacità creativa in modo da sviluppare vie per una migliore integrazione.
  • Relazioni con i fornitori

 

Sviluppa con i propri fornitori rapporti improntati alla correttezza e alla trasparenza.

La selezione dei fornitori avviene sulla base del merito, della solidità organizzativa e del migliore rapporto qualità/prezzo. Nei rapporti con i fornitori viene assicurata correttezza e integrità.

I fornitori sono scelti sulla base di una selezione oggettiva e trasparente.

La Cooperativa  assicura  pari opportunità  nella  valutazione  dei fornitori  e  degli  eventuali  partner,  tenendo  conto  della  loro  compatibilità  ed  adeguatezza  alle esigenze della Cooperativa stessa.

Un  atteggiamento  chiaro  e  trasparente  contribuisce  a  mantenere  stabili  e  duraturi  nel  tempo  i rapporti con i fornitori.

I  contratti  stipulati  da  sono  improntati  all’equità, soprattutto   con   riferimento   ai   termini   di   pagamento   e   all’onerosità   degli   adempimenti amministrativi.

Le  informazioni  riguardanti  i fornitori sono  trattate con riservatezza, nel rispetto della normativa in materia di tutela della privacy.

 

Relazioni con donatori e sostenitori

Il Vomere garantisce la massima trasparenza e correttezza nei  confronti  del  donatore  o  sostenitore  in  relazione  al  proprio  operato  ed  adotta  principi  di trasparenza e correttezza nella gestione delle donazioni, liberalità e contributi.

In  relazione  a  tali  obblighi,  il Vomere  conferma  il  diritto  del donatore ad essere informato sulla natura, sulle caratteristiche della politica della qualità e sulle finalità della Cooperativa stessa.

Al donatore è riconosciuta la possibilità di conoscere le modalità di utilizzo delle risorse donate o comunque assegnate alla Cooperativa stessa, anche riguardo ad eventuali vincoli o oneri apposti alla liberalità o erogazioni vincolate.

Il Vomere si impegna a comunicare i risultati ottenuti grazie alle donazioni, liberalità e contributi ricevuti mantenendo, se richiesto, il rispetto dell’anonimato del donatore. Le risorse ricevute devono essere utilizzate secondo criteri di efficacia, pertinenza ed efficienza.

 

Relazioni con le organizzazioni esterne

Il Vomere  intrattiene  rapporti  costruttivi,  continuativi  e trasparenti con tutti i soggetti che con essa si relazionano, con particolare riguardo alle pubbliche amministrazioni,  organizzazioni  non  profit,  donatori,  destinatari  delle  attività,  risorse  umane coinvolte nelle attività istituzionali, media, organizzazioni di settore e della società civile.

Consapevole che  parte  significativa  delle  risorse  derivano  da  fonte  pubblica,  la  Cooperativa  si impegna ad adottare criteri gestionali improntati alla qualità dei servizi nell’interesse degli utenti ed ad osservare criteri contabili rigorosi e pienamente trasparenti.

Con le Istituzioni in generale deve essere assicurata sempre massima correttezza e collaborazione. Attività  quali  la  pubblicazione  di  documenti,  la  concessione  di  interviste,  l’effettuazione  di presentazioni pubbliche relative al Vomere sono consentite previa autorizzazione.

 

TUTELA DELLA SALUTE E SICUREZZA e TUTELA PRIVACY

Il Vomere garantisce il rispetto dei propri doveri relativi alla salute e sicurezza dei lavoratori secondo quanto è espresso del D. Lgs n. 81/2008.

E’ considerato vincolante per tutti i dipendenti il rispetto dei principali doveri relativi alla salute e sicurezza propria e dei colleghi, secondo quanto è espresso dall’articolo 20 del D. Lgs n. 81/2008.

 

 


Loading